Sahaja Yoga: una pratica discussa e controversa

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Come suol dirsi, in bene o in male, l’importante è che se ne parli. E chissà se Shri Mataji Nirmala, fondatrice del metodo Sahaja Yoga, poteva prevedere la grande risonanza mediatica che avrebbero avuto le sue dottrine. Per alcuni è una santa, per altri una santona, per altri ancora una ciarlatana patentata. C’è chi ha iniziato a venerarla dopo essersi avvicinato alla sua dottrina, chi ne è fuggito a gambe levate. Innegabilmente, però, il suo anticonformismo continua a scatenare  dibattiti all’interno di tutte le comunità di yogin.

La guru Shri Mataji Nirmal da bambina visse con i suoi genitori nell’ashram del Mahatma Gandhi, che spesso le chiedeva consigli su questioni spirituali. Nel corso degli anni Settanta spese tempo ed energie nel girare il mondo promuovendo il suo metodo attraverso conferenze e incontri con la gente. Oggi viene effettivamente riconosciuta in oltre 100 Paesi del mondo come una delle più significative autorità spirituali del Novecento.

Il significato di Sahaja Yoga è riassumibile nel concetto di “facile”. I suoi insegnamenti si basano sull’utilizzo della meditazione per risvegliare l’energia Kundalini.

Il processo da compiere prende il nome di realizzazione del Sé.

La meditazione spontanea per scoprire il nostro Sé

Solo con la meditazione è possibile compiere un’esperienza intima e profonda, alla scoperta del Sé.

Risvegliando l’energia materna interiore, la Kundalini, si trova la risposta concreta al desiderio di benessere che ognuno ha. Simbolicamente la Kundalini viene raffigurata come un serpente addormentato avvolto su se stesso. E’ annidata alla base dell colonna vertebrale, in corrispondenza del primo chakra muladhara.

Quando la Kundalini, abbandonando la condizione dormiente, risale la colonna vertebrale, illuminando tutti i chakra e arriva dritta al nostro cuore.

La pratica di Sahaja Yoga: esercizi

La sessione inizia da seduti, a gambe incrociate. Si parte respirando profondamente, con le mani verso l’alto, in atteggiamento ricettivo.

Ecco alcuni esercizi:

  • Poggiare la mano destra sulla parte alta dell’addome. Domandarsi: “Sono io il maestro di me stesso? Sono in grado di essere la mia guida?
  • Portare quindi la mano destra alla parte inferiore dell’addome. E’ il punto energetico più vicino all’osso sacro, dove risiede nella forma più pura il nostro desiderio di verità. Affermare, quindi, per sei volte: “Madre, per favore, risveglia in me la pura conoscenza”.
  • Portare la mano destra sul cuore. A questo livello risiede dentro di noi il nostro vero Sé, che è lo Spirito: costituisce la fonte della bellezza e della gioia dentro di noi. Affermare per 12 volte: “Io sono lo Spirito. Io sono il Sé”.

Grazie alla meditazione, semplice e spontanea, è possibile ritrovare l’equilibrio, scacciando pensieri e preoccupazioni.

 

I pareri contrari a Sahaja Yoga: critiche

Alcune testimonianze di praticanti che si sono avvicinati a Sahaja Yoga riportano commenti negativi. In particolare, viene criticata l’impostazione “settaria” dei gruppi in cui sono stati inseriti. Partendo da sedute di meditazioni, in poco tempo i maestri inducevano subdolamente gli allievi ad adorare Shri Mataji Nirmal come una divinità.

Inoltre, viene spesso contestata l’eccessiva semplificazione cui viene ridotto lo yoga secondo questo metodo.

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